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Psicoterapia

sviluppi recenti


Negli ultimi anni ho sviluppato due aree di intervento che si sono rilevate molto importanti, la prima, che riguarda la terapia di coppia, è diventata ormai una metodologia stabilizzata e a lungo sperimentata, mentre la seconda, la terapia della pulsione affettiva ha ancora molti sviluppi da offrire.

La terapia di coppia in coppia.

Dianora Natoli Casalegno ed io, più di vent’anni fa, avevamo affiancato la terapia di coppia a un percorso personale che due pazienti, sposati, avevano iniziato indipendentemente l’uno dall’altro. Da allora, tali erano i vantaggi riscontrati, che ogni volta che potevamo proponevamo questa metodologia sia a pazienti in terapia individuale con problemi di coppia sia alle coppie con cui avevamo dei colloqui continuativi.

I rapporti di coppia, infatti, sono creati sempre a partire da copioni intrecciati e piuttosto complementari che si sostengono a vicenda, dunque quasi sempre l’evoluzione di uno dei due partner ha effetti sugli equilibri della coppia e sul partner che finisce per non ritrovarsi più nella relazione. Quando inseriamo dei colloqui di coppia creiamo invece un luogo in comune dove i cambiamenti personali vengono col tempo non solo capiti ed accettati, ma anche favoriti e alla fine “festeggiati” dall’altro. Naturalmente anche l’altra persona avrà il proprio spazio di accoglienza e comprensione.

Lavorando insieme abbiamo, com’è ovvio, affinato sia la metodologia che le tecniche di intervento , le abbiamo presentate in diversi convegni e poi, in parte, le abbiamo inserite nel libro “Amore limpido”, che, pur non essendo un testo di tecnica terapeutica, riporta ampiamente le nostre considerazioni sulla vita
affettiva e di coppia.

In effetti questo libro rappresenta la filosofia del nostro lavoro con le coppie, che è prima di tutto un lavoro sulle capacità affettive compromesse. Dopo tanto lavoro finalizzato a riappacificare conflitti e riprendere i fili di amori perduti, volevamo lanciare un messaggio di fiducia e speranza nell’amore e nel ricupero delle possibilità affettive delle persone. Riporto qui qualche riga dall’introduzione: che spiega anche più in generale il nostro approccio nella terapia delle coppie:

“Diciamo che questo libro vuole essere una cura preventiva. Per noi l’intervento psicologico con le coppie è diventato soprattutto un modo per aiutare ad apprendere a relazionarsi con l’altro e ad amare. Non si tratta tanto di salvare una coppia in crisi o di concludere un rapporto, “lasciandosi così senza rancore”, ma di imparare a stare al mondo amorevolmente. Vorremmo evitare di arrivare con gli idranti e le asce quando gli incendi si sono già divorati tutta la casa, mentre le famiglie, ormai impotenti, si stanno ancora accapigliando, in strada, discutendo su chi, dieci anni prima, doveva controllare il funzionamento del gas.”

Le tematiche relative alla metodologia e alle tecniche della terapia di coppia “in coppia “ si trovano nella rivista Neopsiche e negli atti del convegno dell’AIAT del 2003, col titolo LA COPPIA: LA TERAPIA IN DIRETTA, Menage a quatre.

 

 

La terapia della pulsione affettiva

Ho presentato questo lavoro in due occasioni durante lo scorso anno solare, la prima nel settembre del 2011 a Roma, al convegno SIPSIC: “La psicoterapia in evoluzione. Nuove idee a confronto”, di cui il Centro Berne era Sponsor. E’ stato un evento molto importante perché erano rappresentati, per la prima volta insieme, tutti gli orientamenti psicoterapeutici italiani , con circa 3500 presenti. La seconda occasione si è presentata in un altro storico evento promosso dalla mia associazione l’AIAT : il primo convegno nazionale delle sette (7!!) associazioni italiane di Analisi Transazionale nel febbraio 2012.

In entrambi i casi il mio lavoro ha avuto un’accoglienza entusiasmante sia per le novità dal punto di vista metodologico che per le premesse teoriche che integrano, con un approccio evoluzionistico, alcuni concetti base dell’Analisi Transazionale.

“La ferita dei non amanti, 7 passi per tornare ad amare”

Nel N° 12 della rivista Neopsiche del 2012 si può leggere
l’articolo completo su questa che fatico un po’ a chiamare tecnica. Come si leggerà nella premessa che accludo qui sotto, si tratta più di un nuovo orientamento generale alla psicoterapia che trova nei “7 passi” una esemplificazione orientata a sviluppare una delle pulsioni umane con cui noi tutti nasciamo.

In questo senso una tecnica simile può essere usata per obiettivi di sviluppo diversi.

A monte di questo lavoro c’è l’idea che gli psicoterapeuti, come del resto tutti coloro che svolgono una relazione d’aiuto, non hanno solo da accogliere ed elaborare una richiesta da parte del cliente (il contratto, per noi analisti transazionali), ma devono anche verificarne lo stato di “salute” generale che, se da una parte vuol dire come sempre “occuparsi del buon funzionamento psichico”, vuol dire anche tenere sotto osservazione anche la realizzazione della propria umanità.
Naturalmente il concetto di umanità, cioè di realizzazione del proprio essere un Essere Umano è tutto da discutere, ma sono convinto che recentemente gli studi di stampo evoluzionista ne abbiano svelato molti “misteri”.

La “natura Umana” (La felicità come realizzazione della Natura umana Di Giorgio Piccinino, 2010, Rivista Italiana di AT, Simpat), non è così sconosciuta e nemmeno ormai tanto controversa, per me significa anche riattivare appunto la pulsione affettiva originaria.

Riporto qui sotto la premessa all’articolo di Neopsiche che che illustra nei particolari la metodologia e la tecnica per aiutare le persone a riprendere ad amare.

"Ed è allora, attraverso quelle laceranti fessure dalle quali erompono gli istinti, che cominci a vedere il tuo sé con più acuto sguardo, cogliendo non più soltanto con l'intelletto ma con una più diretta percezione sentimentale la molteplicità dell'empito amoroso che si agita nei recessi dell'anima: l'amore di te, l'amore per l'altro, l'amore per gli altri."

Eugenio Scalfari
"Scuote l'anima mia eros"

Premessa

Dietro la rivendicazione, la rabbia e il disprezzo, dentro la depressione o la chiusura narcisistica, dentro ogni dolore, si nasconde sempre in ciascuno di noi un cocente desiderio di amare che sopravvive anche quando viene strozzato sul nascere o da noi stessi svalutato in anni e anni di relazioni insoddisfacenti.

L'affettività verso l'Altro è, infatti, una pulsione innata per gli esseri umani e necessaria, da un punto di vista evolutivo, alla sopravvivenza stessa della specie.

Quando tutto va bene la attuiamo nel corso di tutta la vita attraverso la costruzione di legami di varia natura e intensità, più o meno solidi e duraturi, a livello di famiglia, di coppia, di piccolo e di grande gruppo.

E' una propensione (un orientamento esistenziale come tendo a chiamarla io) trasmessa ereditariamente da milioni di anni, che radica e ripropone nell'identità di ciascuno quel senso profondo e ancestrale che ci fa sentire di appartenere al genere umano.

Come ho descritto altrove [G. Piccinino, 2006, 2009, 2010, 2011] mi riferisco a un insieme pulsionale che costituisce l'energia vitale originaria del Bambino Naturale finalizzata alla sopravvivenza individuale e della specie, tipica, anche se con sviluppi evolutivi clamorosamente diversi, di tutti gli esseri viventi.

Ciò che differenzia un essere umano, e che dunque lo rende tale sono però alcune modalità specie-specifiche (funzionali sempre alla conservazione e alla riproduzione della vita) comparse a partire dall'homo sapiens e diventate delle specializzazioni che hanno assicurato, a lui e a noi, uno straordinario vantaggio evolutivo.

Esattamente come la curiosità, la propensione al linguaggio e la capacità di memorizzazione "pulsano" e dirigono verso la conoscenza/evoluzione, esattamente come la differenziazione, la creatività e la riflessione su di sé indirizzano verso l'autonomia individuale/auto realizzazione, allo stesso modo l'offerta di contatto profondo, l'abbandono fiducioso, i sorrisi amorevoli del neonato e poi la condivisione, la cooperazione, l'altruismo, il senso di giustizia orientano l'essere umano alla co-appartenenza/relazione affettiva, prima filiale, e poi familiare, amicale, di coppia, genitoriale, di comunità, co-specifica e infine universale.

Siamo fatti per amare e appartenere così come siamo fatti per essere diversi gli uni dagli altri ed evolvere. Tutto per garantirci la sopravvivenza, la riproduzione e il benessere psicofisico, da milioni di anni.

Sarà poi l'esito continuato della circolazione comunicativa fra madre e bambino a dare un imprinting significativo, nel bene o nel male, a ciascuno dei comportamenti innati che man mano affiorano nel percorso ontogenetico, finendo per confermare, esaltare o comprimere lo slancio proprio di ciascuna pulsione.

E' così, peraltro, che possiamo definire un essere umano sano ed equilibrato, avvicinandoci molto ai criteri transazionali: un vivente che sa sopravvivere e proteggere la vita, che sa amare ed essere intimo, che sa imparare ed essere consapevole, che è autonomo e OK nelle sue differenze.

Non dobbiamo dimenticare inoltre che l'universale pulsione affettiva, di cui ci stiamo occupando in questo articolo (ma questo vale ovviamente anche per tutte le altre pulsioni umane), se ha bisogno di essere accolta e rispecchiata adeguatamente nei primi mesi di vita per mantenersi attiva, ha anche bisogno di essere corredata di tutte quelle capacità (rituali di avvicinamento, intelligenza emozionale, accoglienza, disponibilità, ascolto, comunicazione ecc.) indispensabili per ottenere quelle carezze, incondizionate e condizionate, che forniscono un know how educativo, culturalmente differenziato, necessario per tutte le fasi della crescita adulta.

Insomma da questo incontro fra impulso originario e ambiente relazionale dipenderà un Copione sufficientemente aperto ed equilibrato per realizzare tutte le pulsioni umane: conservazione, evoluzione, appartenenza e autorealizzazione.

Mi sembra che queste mie considerazioni, in gran parte conseguenza dei più importanti contributi dell’evoluzionismo, dal grande Eibl-Eibessfeldt [1971], a Gehlen [1987], a Dawkins [1992], a Ehrlich [2005], a Dunbar [2009 e 2010], fino al recentissimo libro “l’animale sociale“ di David Brooks [2012], ma anche ben radicate nella storia del pensiero psicologico, penso a Fromm [1986], a Stern [1987], a Bowlby [1989], a De Waal [1997] fino a Umberto Galimberti [2004 e 2009] e Michael Tomasello [2010], per citarne solo alcuni, possano aprire un'area di ricerca piuttosto interessante in Analisi Transazionale, anche per come coniugano una visione meramente pulsionale di stampo freudiano con i più recenti apporti sulla "mente relazionale".

Per quanto riguarda l'AT diversi autori hanno introdotto questa impostazione senza però, a mio avviso, trarne le dovute conseguenze teoriche e pratiche, penso a Fanita English con il suo “vital impetus” e la “Existential Pattern Therapy”, a Franco del Casale che ha scritto di istinti e motivazioni, fino a Carlo Moiso che in diversi suoi seminari ha parlato delle pulsioni “to be, to belong, to become”.

Secondo questa impostazione le fami berniane di riconoscimento, di stimolo e struttura, non possono essere considerate un bisogno primario e tanto meno un fine, un obiettivo di vita per gli esseri umani, ma piuttosto una necessità biologica di funzionamento della mente, un mezzo, uno strumento per la realizzazione delle pulsioni.
Le pulsioni non sono bisogni, ma energia vitale (physis, conatus) orientata alla sopravvivenza, il bisogno è che queste propensioni vengano riconosciute, contenute, indirizzate, bilanciate e progressivamente corredate dalle capacità relative necessarie per essere attuate, crescendo, e rendere autonomo l’essere umano.

Ottenere carezze positive, come riconoscimento di sé, è dunque indubbiamente un bisogno, ma è il rinforzo necessario perchè le diverse pulsioni si possano realizzare e consolidare, trovando esito positivo dal punto di vista comportamentale, un premio di felicità da un punto di vista emotivo e un progetto di replicabilità dal punto di vista del pensiero. La pulsione affettiva, in estrema sintesi, è la spinta genetica ad appartenere e ad amare, mentre il bisogno è quello di essere amati per trovarne conferma e validazione.

Allo stesso modo la pulsione alla conoscenza (fatta di curiosità, riflessività, memoria, razionalità ecc.) è energia finalizzata alla sopravvivenza nel tempo, prevedendo minacce e pericoli, mentre il bisogno è quello di ricevere stima e riconoscimenti per l'intelligenza, le conoscenze e le abilità dimostrate.

La gioia e la felicità, quelle vere, che derivano (esclusivamente, si badi bene) dal successo dei comportamenti pulsionali e dal loro riconoscimento, diventano il nutrimento e la benzina che riattivano le pulsioni stesse, così come la paura, la tristezza e la rabbia (quelle che noi transazionalisti chiamiamo emozioni genuine) sono i segnali emotivi ancestrali, pre razionali e pre verbali, che ci allertano quando vengono frenate o deviate.

In ogni caso è una discussione aperta su cui sarà necessario tornare. Mi resta solo da aggiungere, in questa premesa, che la realizzazione positiva o sufficientemente buona della pulsione affettiva nelle relazioni primarie (compresa dunque la relazione con la figura paterna e le altre familiari) costituisce anche un ambiente particolarmente favorevole per fare pratica anche nelle altre pulsioni di crescita e di auto realizzazione e dunque per sopravvivere.

Così per ciascun individuo e così per le comunità umane che, contrariamente a quanto si credeva fino a pochi anni fa, basano il loro successo evolutivo più sulla cooperazione e l'altruismo che sulla competitività.