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Al centro Berne conduco un cineforum rivolto agli allievi delle scuole: questa è la trascrizione del dibattito, inviata a tutti i partecipanti, avvenuto al termine del film Milk 18 febbraio 2013

Milk è un film biografico del 2008 diretto da Gus Van Sant, sulla vita di Harvey Milk, primo gay dichiarato ad essere eletto ad una carica politica negli Stati Uniti, assassinato nel 1978, assieme al sindaco George Moscone, da Dan White, un ex consigliere omofobo e instabile. Milk, famoso per le sue lotte per i diritti dei gay, è interpretato da Sean Penn. Negli Stati Uniti, il film ha avuto una distribuzione limitata il 26 novembre 2008, giorno dell'anniversario dell'assassinio di Milk e Moscone, per poi essere distribuito nelle sale in modo più esteso il 5 dicembre 2008. Ha ottenuto otto candidature ai Premi Oscar 2009, vincendone due per il miglior attore protagonista a Sean Penn e la migliore sceneggiatura originale a Dustin Lance Black.

G: Giorgio Piccinino (conduttore)
P: Partecipanti

P: “Anita, la reazionaria attivista per l’abolizione dei diritti dei gay, è una delle persone che mi fa arrabbiare di più, è come se apprezzassi tanto i buoni sentimenti, la buona predisposizione verso chiunque non faccia male all’altro che quando vedo persone che, per pregiudizi e preconcetti ci vanno contro, mi viene una rabbia….non riesco a capire come sia possibile, mi risulta profondamente incomprensibile..”

G: “Ecco questo sarebbe già un bel filone per commentare questo film, chi risponde?…mi sembra un’ottima riflessione per noi, perché queste reazioni violente?”

P: “Lui a un certo punto dice una frase “ah se gli altri potessero vedere con i nostri occhi”. C’è in Milk una forte ricerca di comprensione, il bisogno di essere compreso e avere qualcuno che ascolta… per me Milk è come un counselor per certi versi perfetto e formatore di altri counselor con una grande capacità di attirare a sé gli altri, le persone vanno da lui a bussare per chiedere aiuto, ha grosse capacità comunicative…”

G: “Anche questa è una bellissima domanda: come mai le persone vanno da lui?.... fate bellissime domande questa sera … ma per tornare alla domanda precedente, è comprensibile una reazione così violenta contro gli omosessuali da parte di questi reazionari?

E l’altra: perché la gente va da lui? perchè così bravo come attivista politico?

P: “Lo chiamano strizza cervelli da strada a un certo punto.”

G: “Già, ma perchè vanno da lui?”

P: “Perché lui ascolta le persone…”

P: “Perché la gente sente questo feeling che emana da lui, che è ascolto vero, accoglienza, soprattutto amore e viene sentito il suo carisma che viene da dentro, è una luminosità

P: “Il suo motto è diamo speranza, non perdiamo la speranza”

P: “Lui è anche una persona vera, quella è la sua vita vera, non è un progetto ambizioso costruito a tavolino, lui mette in scena la propria verità, la sua vita, anche l’autenticità è un richiamo”

G: “…io ho pensato che lui aiuta le persone a essere se stesse, tutto il movimento voleva aiutare i gay ad uscire allo scoperto, uscire fuori da buio, questo è anche per noi molto importante: noi aiutiamo le persone a essere se stesse, e lui lo può fare perché ciò che lui propone è anche la sua storia, la sua stessa emancipazione, per questo gli credono.”

P: “Infatti mi viene da dire che lui aiuta gli altri a esprimere se se stessi perché anche lui ha fatto fatica e anche lui non ce l’ha fatta per molto tempo”

P: “E in questo la forza del suo carisma, perché gli altri percepiscono in lui anche la sofferenza che aveva provato, la difficoltà nell’essere se stesso e nel dimostrarlo agli altri, magari in lui vedono la speranza per loro stessi di fare quel passo che ancora non riescono a fare e che lui ha dimostrato possibile”

P: “infatti all’inizio dice dice “ho 40 anni e non ho fatto nulla di cui andare fiero” e lì sta quel cambiamento, poi, si sa, anche grazie all’amore ...”

P: “…forse anche l’incontro con il primo ragazzo, che sicuramente, rispetto a lui, mostrava tranquillamente la sua omosessualità, era più spontaneo…ho colto questo: l’incontro con un giovane che rispetto a lui apparentemente aveva meno problemi a manifestarsi, è stato come una spinta…è in quel momento che lui fa la riflessione “ho 40 anni e non ho fatto nulla di cui essere orgoglioso”

P: “…ho letto la sua vicinanza come un momento di cambiamento psicologico…nel film, in quel momento, cambia la storia di Milk…però la vicinanza con questo ragazzo con cui inizierà a creare un progetto, che parte dal negozio e piano piano si allarga…lui aveva dentro questa cosa: la spontaneità del ragazzo lo coinvolge, e iniziano il percorso insieme per un lungo tratto e trova sostegno per la sua causa…

P: “non so se è un’esagerazione, però anche la figura dell’omicida, in questo filone dell’autenticità, dell’essere se stessi…è completamente capovolta, ha un malessere e sta male, non sappiamo se perché è gay e non lo sa…comunque rappresenta il malessere di chi non è limpido, schietto.”

G: “…che ha un conflitto dentro...”

P: ”...a me viene in mente una scena in cui alla festa del compleanno di Milk, White si presenta ubriaco ed è come se chiedesse delle carezze a Milk, dei riconoscimenti…lui non glieli dà e White rimane da solo ubriaco senza aver ricevuto nessun riconoscimento, forse nel momento di maggior autenticità del personaggio nel film.”

P: “io come donna, mi sono sentita spesso minoranza nel mondo del lavoro, mi sono dovuta assumere la responsabilità e l’energia per portare avanti certi discorsi contro corrente, così lui, diventando un leader, diventa anche responsabile degli altri, ad esempio del ragazzo in carrozzella che telefona, ti senti responsabile di dare aiuto, ascolto..”

P: “è interessante la differenza fra i due protagonisti…quello che spara, colui che odia, e Milk, colui che ama e vive per gli altri, non per sé…il primo ha un atteggiamento egoico, ed è attaccato a questo, non riesce a uscire da questa corazza…mi ha colpito come non riuscisse a fare il passo avanti e anzi regredisce fino a trovare come unica via di uscita la violenza…”

G: “ fino anche a distruggere la vita di chi il passo invece lo ha fatto, c’è forse una profonda invidia per il fatto che qualcuno è riuscito ad essere quello che tu non riesci a fare, non lo sai accettare..”

P: “si sente quasi umiliato…è insopportabile per lui vedere un altro che ce l’ha fatta”

G:”è insopportabile pensare che qualcun altro ce la faccia e forse questa è la spiegazione alla domanda iniziale: “com’è possibile che delle persone reagiscano in questa maniera così violenta a un movimento di liberazione, neanche poi così mostruoso…ci sono stati movimenti di liberazione più pericolosi, quello dei neri per esempio era molto più minaccioso, anche violento spesso, credo che questa sia una chiave di lettura interessante: negare la possibilità che ci sia qualcuno che può fare qualcosa che non tu non riesci a fare…perché se riesce ti mette di fronte la tua pochezza, alla tua problematica incapacità.”

P: “la vive come un umiliazione, perché lo dice proprio “non mi umiliare”, e si sente schiacciato..”

G: “la bellezza fa male a quelli che non riescono ...”

P: “continua a sorgermi una domanda, mentre guardavo il film mi venivano in mente i movimenti per il diritto di voto alle donne sempre negli Stati Uniti una sessantina di anni prima, e come questi tanti movimenti in questi anni, quello degli omosessuali molto attuali anche oggi…perché non impariamo mai?qual è la difficoltà…?oggi pensare che delle donne non possano avere il voto ci sembra una follia, ma solo 60 anni fa le reazioni erano le stesse che abbiamo visto verso i gay…e allora perché?”

G: “bè forse, oltre che pensare ai movimenti come attacchi allo status quo, dovremmo anche vedere caso per caso… perché l’omosessualità spaventa?”

P: “perché la diversità fa sempre paura, qualsiasi essa sia…non è conosciuta…”

P: “perché la messa in discussione della famiglia, noi siamo in Italia, con la chiesa…tutto un sistema che può essere a rischio di scardinamento..”

P: “perché può esserci una punta di omosessualità in ciascuno, ti spaventa se non la conosci..”

P: “perché abbiamo sempre bisogno della contrapposizione o/o…e non e/e?”

P: “perché mettono sul piatto dichiaratemnte la loro passionalità e il loro modo di vivere la sessualità e questo difficilmente accettiamo di vedere in piazza, per esempio…io, personalmente, le persone con cui mi sono divertita di più sono state coppie gay, ho tanti amici gay e riconosco la difficoltà degli altri di accettarli..”

G: “ma perché c’è questa difficoltà? Provate a pensarlo più in termini di copione … cioè l’omosessuale mette di fronte una variazione, una diversità che molte persone non accettano, ma credo che, come in questo film, gli omosessuali in genere mettano in disc ussione le persone che hanno un copione rigido… ma è tutto quello che è diversità fa andare in crisi…tant’è vero che le stesse persone rigide le troviamo anche fra gli omosessuali, che sono a loro volta esageratamente aggressive nei confronti delle persone che non la pensano come loro, così come c’era un fascismo di sinistra…e credo che se noi ragioniamo in termini di copioni rigidi, che le persone mantengono inalterati tutta la vita, quando incontrano qualcuno che la pensa e si muove in una maniera diversa devono per forza combatterlo duramente, perché altrimenti quella presenza li mette in discussione...e credo che questa sia una delle possibili spiegazioni di come mai ci siano reazioni così dure da parte di certe persone, sono proprio le più rigide ad aver più paura della diversità ...”

P: “non riesco a trovare la risposta ad una domanda, lui era un personaggio che accoglieva tutti, capiva gli altri e riusciva a riconoscerli subito…non riesco a capire perché nelle relazioni importanti, lui che era anche così intelligente e capace di fronte alla sofferenza dell’altro, abbia fallito…il primo compagno è andato via perché non voleva fare più la “donna di casa”, il secondo si è suicidato a causa di una mancata intimità e “l’amico” di partito gli si è rivoltato contro…non riesco a capire come non è riuscito a cogliere la sofferenza degli altri…”

G: “a me sembra più semplice, sembra che siano persone che non reggono l’impegno politico totalizzante come lo viveva Milk, d’altra parte è anche comodo auto realizzarsi al 100% poi andare a casa e trovare la compagna o il compagno che ti preparano la cenetta per te…

C’è comunque una grande sofferanza ad essere gay: è veramente disumano non poter essere se stessi fin da bambini e vergognarsi anche perché spesso si è fatto proprio il giudizio dei propri genitori o della società, il corpo e la mente vanno in una certa direzione e contemporaneamente la loro parte genitoriale sia allea con i propri persecutori…è una cosa terribile, questo vale per tutte le sessualità borderline... pensiamolo anche per noi: quanto ci dà fastidio non essere noi stessi, pensate cosa vuol dire questo dal punto di vista dell’identità…quello mi sembra più rilevante è che i suoi compagni non reggevano il suo attivismo politico, credo sia un problema comune tra le persone che hanno degli impegni totalizzanti…”

P: “e questa cosa che hai detto sul piacere di tirar fuori l’identità omosessuale, secondo me è trattata molto bene nel film, anche quando riceve la lettera con la minaccia di morte e l’attacca al frigorifero e dice ”deve stare qui bella in vista così tutti i giorni la vediamo e si svuota del significato che ha, pensa se la mettessimo in un cassetto come si ingrandirebbe…e questa l’ho associata a loro, rimanere nell’ombra, nascosti assumeva dimensioni e proporzioni diverse…una volta che, superate le critiche e i giudizi, anche con la comunità che li accettano…il paragone mi sembra calzante……la paura delle cose non dette, bisogna avere paura delle cose che non si dicono invece di quelle che si dicono”

G: “a me è piaciuto molto questo film quando è uscito per tanti motivi: uno è la bravura si Sean Penn, che è così smisurata, deve aver tirato fuori tutta la sua parte omosessuale perché non era facile, è sempre al limite della checca…mi è piaciuta questa cosa che si dicevi prima “far venir fuori dal buio”, questo penso sia il motivo reale per cui ho proposto la visione di questo film perché nel lavoro che facciamo noi gran parte dell’attività è questa, tirar fuori dal buio la sofferenza, l’identità vera e lui è un campione di questo perché ascolta, guarda e si propone come uno che ha fatto per primo questo percorso di crescita.

Credo anche sia un augurio per tutti noi di essere capaci non solo di essere noi stessi, ma anche di portare il nostro cambiamento come vessillo non perché ce l’abbiamo fatta e siamo bravi, ma perché ne siamo esperti…credo che sia un messaggio molto forte per noi che lavoriamo nelle professioni d’aiuto, aiutare le persone a fare coming out, qualsiasi sia l’in che non riescono a far diventare out…dare loro la speranza che è possibile far venire alla luce se stessi…”

P: “ho trovato molta violenza invece nella scena del telefono, quando invita un altro a chiamare casa per dichiarare la propria omosessualità ai familiari, così davanti a tutti, io l’ho vissuta come molto forte, tant’è che l’ex fidanzato gli rinfaccia che lui stesso non l’ha fatto perchè i suoi genitori erano già morti.”

P: “ a me colpisce la serenità e la forza con cui Milk affronta questo rischio forte della sua missione”

G: “credo sia come quello che dicevamo prima… quando si parla della nostra vita abbiamo una grande forza per combattere, non fai il politico di professione che si batte per qualcun altro..qui è proprio la tua esistenza in gioco, la tua identità e anche la tua storia, il tuo passaggio…il film inizia nel momento in cui lui decide che non si vuole più nascondere..è una battaglia che ha fatto lui…quando noi lavoriamo di solito facciamo la battaglia che abbiamo vinto noi, altrimenti non facciamo la professione d’aiuto…dentro di noi, nel nostro lavoro, c’è sempre qualcosa a che fare con la nostra liberazione…e se ci stiamo a contatto ne traiamo un grande vantaggio perché siamo i massimi esperti di quell’area lì…questo lo dico sia per i pazienti degli psicoterapeuti che per i clienti dei counselor…quando aiutiamo qualcuno a superare difficoltà, quella persona lì può diventare l’ambasciatore della liberazione delle sue difficoltà perché ne avrà l’orgoglio, l’esperienza, la gioia….”

Se ciascuno di voi pensa ai propri passaggi evolutivi, alla propria liberazione forse potete vedere come ci tenete tanto che altre persone escano dalla stessa sofferenza da cui siete usciti voi…e questa è una cosa bella, bisogna solo stare attenti che non tutti hanno abbiamo gli stessi problemi che abbiamo avuto noi…”